In un tempo in cui il corpo viene continuamente esposto, misurato e ricomposto, la fragilità diventa una forma di resistenza e di ascolto. Un luogo in cui il gesto, la voce e il suono possono ancora custodire ciò che non si lascia dire: la memoria, il dolore, il desiderio, la possibilità dell’incontro.
FRAGILE è un progetto scenico multidisciplinare che nasce dall’incontro tra danza, musica, parola e videoarte. Un ambiente immersivo nel quale gesto, suono e voce si compongono e si disgregano continuamente, costruendo una drammaturgia frammentaria e sensibile, attraversata da una domanda sull’esistenza e sulla possibilità di abitare la propria vulnerabilità.
La fragilità fisica diventa il punto di accesso a una dimensione più profonda dell’esperienza. Il corpo non è soltanto materia da osservare, ma luogo della memoria, della perdita, del desiderio e della trasformazione. Il gesto errante, la sospensione, il respiro e la voce costruiscono uno spazio nel quale ciò che è apparentemente minimo può assumere una forza inattesa.
La dimensione della danza e della ricerca sul gesto è curata dal Nuovo Balletto Classico, che contribuisce alla costruzione di una grammatica del movimento capace di mettere in relazione il corpo vivo, la memoria e la percezione dello spazio scenico.
Al centro della scena il flauto di Roberto Fabbriciani entra in relazione con il movimento della danza, mentre le immagini della gestualità di Liliana Cosi — mani, posture, sospensioni — trasformano il corpo in materia visiva, astratta e concreta insieme. Il corpo registrato e quello vivo si incontrano senza sovrapporsi, creando una tensione tra memoria e presenza, tra ciò che è stato e ciò che accade nell’istante.
La parola attraversa questo spazio senza diventare racconto lineare. I testi si intrecciano in una trama di frammenti che attraversa la solitudine, la sofferenza, la memoria e la necessità dell’altro.
FRAGILE non cerca una rappresentazione della fragilità, ma la possibilità di farne esperienza: lasciare che il corpo perda per un momento la propria certezza, che il gesto diventi domanda, che il suono apra uno spazio e che l’incontro con l’altro trasformi la vulnerabilità.