KAVOD è un lavoro videoperformativo in cui la fragilità del corpo e l’artificialità dello sguardo restituiscono al gesto visivo un valore di sacralità e introspezione. Attraverso immagini che testimoniano la presenza umana — corpo, identità, vulnerabilità — l’opera invita lo spettatore a confrontarsi con la propria finitezza e con la memoria di ciò che è stato e di ciò che diviene. In una dimensione sospesa tra realtà e rappresentazione, KAVOD trasforma l’atto del guardare in un rito di consapevolezza: lo schermo non è una finestra sul mondo, ma una superficie che riflette l’essere.
L’audio è stato registrato pochi giorni prima della morte del protagonista, Marco Bernot, presso l’Ospedale Civile di Gorizia, Reparto di Medicina, stanza X. Su nastro HDV, la voce dell’artista si intreccia al rumore dell’ossigeno, conferendo all’opera una dimensione di intimità estrema e di testimonianza viva, che ne intensifica il valore rituale e la presenza emotiva.